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S.MARIA DELLO SPASIMO

L'EX SAN BARTOLOMEO REAL TENUTA DELLA FAVORITA

La scienza di difesa militare nel XVI sec.  

Polvere da sparo, cannoni e soprattutto un nuovo sistema difensivo passivo costituito da mura rinforzate da baluardi e terrapieni, furono i nuovi “alleati” degli strateghi militare del XVI sec., che si preoccuparono della difesa dei centri urbani dagli attacchi di eventuali assalitori.

L’impiego combinato di barriere passive e artiglieria, elaborato dagli strateghi militari rinascimentali, consentirà ai difensori di mettere a dura prova l’assediante, che verrà a trovarsi allo scoperto in una palese posizione di svantaggio, ribaltando il principio che l’attacco è meglio della difesa

 

La cinta bastionata era costituita dai lati o cortine che difendevano la faccia di “campagna” e dai   baluardi o bastioni con terrapieno, di forma triangolare che avanzavano verso l’esterno.

Sulle cortine e sui baluardi, con il compito di tenere il più lontano possibile il nemico dalle mura della città, erano piazzati i cannoni di media gittata

In mezzo alle cortine o mura, per difendere dall’alto i baluardi e battere il piano di campagna, furono posti i “cavalieri “ o piazzeforti con i cannoni di maggiore gittata.

Gli assediati per tenere il più lontano possibile i nemici lontani dalla cinta muraria bastionata, moltiplicarono le difese verso l’esterno mediante fossati, scavati intorno alle mura con o senza acqua, piccoli baluardi, di fronte ad ogni cortina chiamati rivelini e lunette di fronte ad ogni baluardo.

Nell’ipotesi che gli assalitori, che disponevano a loro volta delle stesse armi dei difensori, riuscissero a smantellare le difese e a far procedere la fanteria verso le brecce aperte nelle cortine, furono realizzate nelle mura, sia in alto sia in basso, linee di fuoco di soldati armati con fucili.   

Nascita della cinta bastionata nella città di Palermo

Prima della nascita del sistema difensivo con bastioni realizzato nel XVI sec. dall’Ingegnere Ferramolino, la città di Palermo era cinta da mura e torri quadrate merlate ancora medievali. Questi ultimi, oramai, bersagli troppo facili per i proiettili scagliati dai cannoni, costringerà l’Ingegnere militare Antonio Ferramolino su incarico del Viceré Don Ferrante Gonzaga oltre a progettare la nuova cinta bastionata a rivedere ed ad abbassare sensibilmente l’altezza delle mura e delle torri della città.

 “…su lo palazzo si havirà di abattiri quella ultima turri chi nasci in chima di la turri mastra ......item in dicto palazo si haviranno di abattiri quelli chinco turri chi su una appresso l’altra supra la donna d’Itria…”.

Il Ferramolino per proteggere i punti più sensibili della città proporrà cinque baluardi secondo il seguente modo che traiamo dagli ordini impartiti nel 1536:

 “ …et primo lo belguardo di lo Spasimo,.....et appresso successive lo belguardo ordinato a torri tunda, et poy lo belguardo ordinato a la porta Mazara, et appresso si seguirà laltro belguardo a la porta di Santagati, et lultimo sia quillo ordinato a lo ribellino di tri tundi in menzo la porta di San Giorgi et la porta Carini…”

La cinta muraria della città di Palermo dopo i cinque baluardi proposti dal Ferramolino, vedrà la nascita di altri bastioni. In una cartina storica risalente al 1571 I bastioni sono dodici e così denominati;

” di San Giorgio - di San Giuliano - di San Vito - Di Pipirito - di San Jacopo - di San  Pietro al palazzo - di porta Mazara - di Sant' Agata - di Sant' Antonio - del Spasmo - Veca - lo Terremoto”.

A partire della seconda metà del XVIII, venute meno le esigenze difensive della città, le cortine difensive e i baluardi saranno o demoliti o privatizzati per essere destinati a giardino pensile.   

Baluardi della cinta muraria di Palermo ancora esistenti sono:

Baluardo di S. Vito - Il baluardo di San Vito, che si trova tra porta Carini e il teatro Massimo, fu conosciuto in passato anche con il nome di Gonzaga o di “S. Agata delle mura”. Realizzato nel 1536, nel 1781 fu concesso al monastero di S. Vito che vi impianto un giardino con vari padiglioni. Del baluardo resta visibile ancora il “mergolone”, anche se occultato da numerosi corpi di fabbrica ottocenteschi.

Baluardo di S. Pietro - Il baluardo di San Pietro al Palazzo Reale, eretto tra il 1550 e il 1560, prende il nome dalla cappella di S. Pietro o cappella Palatina . Fu conosciuto in passato anche con il nome di “flora di porta di Castro”. Il baluardo, nel XVIII sec., venuta meno la sua funzione difensiva divenne un bell’esempio di giardino pensile.

Baluardo dello Spasimo - Il baluardo dello Spasimo alla Kalsa, realizzato a partire dal 1536, prende il nome dalla chiesa omonima realizzata dai padri Benedettini Olivetani nel 1509.

E’ uno dei più integri e begli esempi di ripari misti, di muratura e terra, progettati dagli strateghi e Ingegneri militari del XVI sec.

                  

 

Baluardo Guccia o del Papireto - Il baluardo Guccia o del Papireto in Corso Alberto Amedeo, fu realizzato nel 1536-37. Il toponimo nel corso dei secoli e cambiato numerose volte. Da una piantina del 1571 sappiamo che fu chiamato di San Jacopo e dal Villabianca, porta d’Ossuna o della Balata. Il toponimo attuale di Guccia deriva dall’omonimo palazzo ottocentesco che vi è stato sopra edificato.

Baluardi demoliti

Baluardo di porta Mazara o Pescara  - Il baluardo di porta Mazara o Pescara, fu realizzato nel 1536 ed ampliato nel 1569 dal Viceré Francesco Ferdinando Avalos de Acquino Duca di Pescara. Fu conosciuto in passato anche come bastione di porta Montalto, per celebrare l’apertura nel 1638 dell’omonima porta da parte del Viceré D. Luigi Moncada Duca di Montalto.

Nel 1885 il bastione fu demolito assieme alla porta, dopo le opere di demolizioni, fu riscoperta la porta Mazara rimasta occultata dal 1569.

Baluardo Aragona - Il baluardo Aragona fu realizzato verso il 1570. Dalla cartina del 1571ricaviamo la notizia che si chiamava di pipirito. Successivamente prese il toponimo da Don Carlo Aragona Presidente del Regno.

Il baluardo fu interessato nel 1637 da un notevole ampliamento. Altro toponimo con cui fu conosciuto in passato è quello di baluardo della Concezione, perché in possesso del monastero della Concezione. Il bastione ospiterà nel XVIII sec. il primo orto botanico di Palermo che sarà successivamente trasferito nel piano della Vigna del Gallo nei pressi del Piano di S. Erasmo alla Kalsa .

Baluardi Vega e Tuono - I baluardi Vega a quello del Tuono o Terremoto furono realizzati uno accanto all’altro verso il 1550 dal Viceré Giovanni de Vega.

  

L’Auria, nell’Historia Cronologica delli Signori Vicerè di Sicilia, scrisse a tal proposito:

”…Eresse in Palermo il bastione vicino al mare presso porta Felice chiamato volgarmente Tuono, e l’altro gran baluardo appresso a quello dal suo cognome Vega appellato, nel mezzo del quale in alto vi è uno scudo di marmo con queste parole

“Vega dedit nomen et formam …”.

La funzione difensiva del bastione Vega era di proteggere le cortine murarie e il bastione dello Spasimo, nonché l’accesso della nuova porta dei Greci;

Il bastione del Tuono, aveva la funzione invece di difendere la cortina muraria del fronte a mare (Foro Colonna, oggi Foro Italico).

Del bastione del Tuono atterrato nel 1754, oggi non rimane alcuna traccia, mentre del bastione Vega, demolito nel 1784, rimane visibile “l’orecchione” tondo, inglobato nel’hotel Jolly.

Baluardo di S.Antonio - Il baluardo di S.Antonio poi di Vicari, edificato in una data posteriore al 1536 e anteriore al 1571, fu demolito tra il 1789 e il 1790.

Baluardo di S. Giuliano - Il baluardo di S.Giuliano edificato nel 1536 è stato demolito nel 1780 Il suo toponimo nel tempo è stato anche di Macqueda o della Donna D’Itria o Vidua.

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