Cattedrale di Palermo

 

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CHIOSTRO DI MONREALE

FONTANA PRETORIA
          La cattedrale di Palermo e il “Pilastro dei Musici” nel portale del Gambara

 

Premessa

Se tra il XIII e il XIV sec. la città di Palermo vede moltiplicare o riqualificare le lunghe strade mercantili (Platee Magne), su cui si affacciavano sia palazzi nobiliari sia le botteghe, sul finire del 1300 e gli inizi del 1400 vede nascere, com’elemento qualificante delle piazze, l’idea del portico (tocco).  Di tale “ toccu” uno dei principali esempi, a Palermo, è quello realizzato o meglio riassettato nella prima meta del XV sec (1429-1430), sul fianco meridionale della Cattedrale Gualteriana, dal “Magister MarammaeAntonio Gambara.

Il portico è costituito da tre campate, coperte da volte a crociera costolonate, denunciate all’esterno da tre arconi a sesto acuto poggianti su colonne, con capitelli riccamente decorati a traforo, serrati tra due robusti piloni, scanditi orizzontalmente da coppie di monofore cieche.

Al di sopra degli arconi, si stende una fascia orizzontale con gruppi di personaggi a rilievo incluse dentro edicolette riccamente ornate, e tre stemmi. Questi sono: a sinistra quello della chiesa palermitana (aquila bicipite), al centro quello del Re d’Aragona (pali e aquile) e a destra quello del Senato palermitano (aquila).  

Nei Salienti del timpano che, superiormente fanno da cornice, sono collocate una serie di formelle, alternate, a motivi  fitomorfi e zoomorfe, tipici dei bestiari medievali, ai cui capi d’inizio sono posti due angeli, dalle   vesti svolazzanti e le mani giunte.

> Angelo                     > Mostri tipici dei bestiari 

Sopra la cornice poggia un robusto timpano che accoglie nello scomparto centrale, trattato a bassorilievo, un Dio Padre Benedicente, un’Annunciazione e una serie di dinamici girali.

 

Prospetto meridionale

 

Portale del Gambara

 

Decorazioni nel timpano

 

ll Portale  nel fianco meridionale della Cattedrale di Palermo

Il “ricco” portale che si apre sotto il portico meridionale della Cattedrale fu realizzato nella prima metà del XV sec., durante l’arcivescovado di Ubertino Marinis, prelato legato fortemente al Re Alfonso V. L’autore del portale, “ in candido marmo”, fu lo scultore Antonio Gambara che lo realizzò fra il 1423 e il 1426.

Il portale, inscritto in una cornice mistilinea, è composta da “colonnine”, variamente modanate, intervallate da piatte fasce scolpite a bassorilievo, poggianti su basi decorate da una serie di archi ogivali che inscrivono palmette.

Posti al culmine delle ogive del portale stanno due bassorilievi, uno con Cristo benedicente e l’altro con l’aquila bicipite, simbolo della Cattedrale. Posta al di sopra delle ogive sta, in una nicchia, la Madonna Platytera realizzata a mosaico.

Il repertorio decorativo delle piatte fasce tra le colonnine, dai bassi risalti volumetrici, che danno all’insieme un carattere prettamente pittorico, è composto da crateri da cui nascono viticci e girali fitomorfi da cui pendono grappoli di uva, pigne, figure antropomorfe, zoomorfe e creature fantastiche., tutti elementi cari all’arte Paleocristiana, che testimoniano nel Gambara una vagheggiata continuità culturale con antichi modelli di ascendenza “classica”.

Il “Pilastro dei Musici” nel portale di Antonio Gambara

Il Gambara, nella penultima lesena a destra, rispetto al fornice d’ingresso, realizza un’apparato scultoreo antropomorfo costituito da un gruppo di musici ignudi, disposti verticalmente, con gli strumenti ben evidenti e riconoscibili. A partire dall’alto i musici, sono: il suonatore di flauto, di zampogna, di liuto, di arpa, di viella e di bombarda

 

Descrizione di alcuni dei musici

> Il musico di zampogna con cappello conico in testa, è rappresentato nel momento dell’insufflazione dell’aria dentro la canna sonora, con le guance rigonfie e la mano destra che avvinghia il sacco di pelle dello strumento e la mano sinistra disposta sui fori digitali del tubo di melodia. In alto si vede il tubo da cui esce il suono ad intonazione fissa che funge di accompagnamento o bordone.

> Il musico di Liuto, dall’arabo al-ùd che vuol dire legno, è mostrato nell’atto di pizzicare le corde con la mano destra e di realizzare l’accordo, sulle corde del manico, con la mano sinistra. Nella scultura si riconoscono: la cassa di forma piriforme, il ponticello, il foro di risonanza, il manico che termina con il cavigliere e le corde in numero di sei. Il numero delle corde dello strumento che generalmente potevano essere sei, sette o otto, verso il 1450 divennero 11. 

Lo strumento di origini orientali ed antichissime fu introdotto in Spagna, nel medioevo, dagli Arabi e da qui successivamente in tutta l’Europa.

> Il musico d’Arpa portatile, e mostrato nell’atto di pizzicare le corde con la mano destra, sostenendo l’arpa con la mano sinistra chiusa nella zona mediana della colonna anteriore dell’arpa. Nella scultura s’identificano: a sinistra la cassa armonica, in alto la mensola dove sono inseriti i piroli per accordare lo strumento, al centro le corde da pizzicare, e a destra la colonna anteriore.

La tipologia dell’arpa con colonna anteriore curva, la classifica come arpa romanica, il tipo successivo definita arpa gotica con colonna anteriore dritta o quasi, fu adottata verso il 1430.

> Il suonatore di Viella o viola, è mostrato con la mano destra che impugna l’arco ricurvo per fare vibrare le corde, la mano sinistra sul manico per eseguire gli accordi e la cassa armonica dello strumento appoggiata alla spalla sinistra.

La viella è costituita da: una cassa armonica piatta e ampia, da un manico indipendente, da un cavigliere, e da cinque corde ottonate per quarta. Per mettere in vibrazione le corde si usava un arco curvo che poteva essere impugnato oltre che all’estremità anche al Centro

La viella, diffusasi nel medioevo era prediletta da giullari e trovatori, che la usavano per accompagnare ballate e componimenti poetici.

salisu

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