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S.MARIA DELLO SPASIMO

BASTIONI DI PALERMO L'EX SAN BARTOLOMEO

 

  La “Real Tenuta della Favorita”  

La Riserva di Monte Pellegrino 

La riserva, che comprende il Monte Pellegrino e la “Real Tenuta della Favorita”, è stata istituita, con decreto regionale n°610/44 dell’Assessorato Territorio Ambiente, nel gennaio del 1996. I suoi1022 ettari sono divisi in due zone: zona A, che comprende il parco della favorita, zona B, che comprende il Monte Pellegrino.

Monte Pellegrino  - Il monte emerso dalle acque tra i 220 e i 265 milioni di anni fa, presenta numerosissimi tracce fossili di invertebrati appartenenti ad Ammoniti, Rominiti, Crostacei e Litodomi o datteri di mare, un genere di molluschi bivalvi marini, dalla conchiglia cilindrica e sottile, propri dei mari caldi e temperati. Il monte Pellegrino, presenta nei suoi fianchi anche numerose ed interessanti grotte sia di origine carsica che marina, nelle cui cavità hanno vissuto i nostri antichi progenitori.

Di queste si ricordano: la grotta dell’Addaura, la cui attrattiva antropica, di rilevanza internazionale, è rappresentate dai graffiti rupestri, risalenti al periodo del Pleistocene, che raffigurano momenti di vita quotidiana, scene di caccia e momenti  religiosi; 

la grotta Niscemi che presenta anch’essa dei graffiti rappresentanti ovidi, bovidi e cerbiatti.

  Graffiti Grotta Addaura    

 

La Flora

Salendo per la valle del Porco si può ancora vedere il tipo di vegetazione che ricorreva in quasi tutto il Monte, fino a qualche secolo fa. Si intende il residuo di macchia mediterranea e le associazioni vegetali rupicole. Nell'insieme si ha una zona che esalta la flora sicula, anche se si tratta di una "gariga" arricchita.Poi esistono componenti vegetali artificiali che comunque costituiscono  un indubbio valore paesaggistico. Alcune piante significative della flora sicula erbacea sono il Garofano rupicolo e l’ Iberide.

Garofano rupicolo (Dianthus rupicola) - Questa Cariofillacea, conosciuta anche come "garofano dei poeti", è una pianta erbacea alta 20-60 cm, che scende giù dalle rocce. I fiori rosa-lilla sono presenti da maggio a novembre, ed hanno un diametro di 3-4 cm.Vive ai margini della macchia mediterranea, laddove possiamo trovare anche la palma nana, l'ampelodesmo, etc. Cresce per lo più su terreni calcarei;

Iberide ( Iberis semperflorens) - Il suo nome deriva dall'antico nome della Spagna, Iberia, paese in cui questa pianta conta numerose  specie. E' un sempreverde perenne, alto 35-40 cm, i cui racemi obrelliferi, composti da fiori quadripetali, color bianco smalto gli hanno fatto guadagnare il nome di "fiocco di neve". La fioritura avviene da marzo a maggio e talvolta anche in autunno. Alcune delle piante della macchia mediterranea climatica, presenti sul monte, sono nel versante nord e nelle valli a sud.:Leccio, Terebinto, Alaterno, Lentisco, Corbezzolo,  Mirto, Carrubo e Palma nana o di S. Pietro .

Corbezzolo (Arbutus unedo) - Questa pianta, che siamo abituati a vedere in forma cespugliosa, è un arbusto che può raggiungere i 9 metri d'altezza. Il corbezzolo, che insieme a lentisco, mirto, alaterno e oleastro forma il sottobosco delle pinete o delle leccete, è stato nel periodo risorgimentale eletto pianta nazionale poiché, nel periodo invernale, si trovavano contemporaneamente sulla pianta i fiori bianchi, i frutti rossi e le foglie, ovviamente verdi. Il nome specifico "unedo" vuol dire in greco "ne mangio uno", il frutto infatti non è molto saporito e la buccia granulosa non ne migliora l'appetibilità. Tuttavia se ne ottengono ottime confetture, viene adoperato per la distillazione dell'acquavite e il miele di corbezzolo è uno tra i più pregiati.

Leccio (Quercus ilex)  - E' pianta molto diffusa lungo le coste di tutta Italia e nelle zone più interne a clima mite. Il leccio, veniva adoperato nei giardini rinascimentali, abbondantemente potato, per ottenere forme alte e rigide che contrastassero le basse siepi. Da questa pianta veniva anticamente estratto il tannino da concia. Fiorisce da maggio a giugno.

Ancora importanti,  nel monte Pellegrino, sono le praterie steppiche, che hanno modellato loro nicchie ecologiche anche se all'apparenza sono ambienti tra i più banali  e degradati: gariga ad Ampelodesma tenax, Ferula e Asfodelo. Il bosco artificiale a essenze miste (pini, eucalipti, cipressi, etc.) si estende per tutta la montagna. A questa si aggiungono altre due piante estranee ben ambientate nel nostro clima: Opuntia ficus indica e Agave americana.

Il Parco della favorita  

La Real Tenuta della Favorita di Palermo fu costituita, nel 1799, da Ferdinando IV di Borbone, dopo avere abbandonato  precipitosamente Napoli a causa dell’invasione delle truppe napoleoniche. Il Parco nato come riserva di caccia e di delizia per il Re e la sua corte,  venne abbellito con ombrosi viali, esedre, spiazzi con sedili e fontane,  il tutto in stile per lo più  di impronta neoclassico.

La Favorita è attraversata longitudinalmente da due lunghi viali: quello di Diana e quello di Ercole. 

Il viale d’Ercole termina in una fontana, la quale dopo anni di incuria è stata finalmente restaurata. Essa è posizionata al centro di uno spiazzo arredato da sedili e da un teatro di cipressi, in stile prettamente neoclassico. 

Al centro della fontana si erge un’imponente colonna dorica, sul cui apice è posta la statua del mitico eroe Ercole a riposo, copia del’ercole di Glicone, delle cui derivazioni parleremo diffusamente oltre.

la “Real Casina de’ Colli” detta Palazzina Cinese  

                                               

La palazzina Cinese, ubicata nella zona nord-occidentale della città di Palermo, prima di essere acquistata dal Re Ferdinando IV nel gennaio del 1799, fu proprietà del Barone D.Benedetto Lombardo. La “Real Casina”, già configurata in stile cinese, venne rimodellata e completata dall'arch. Venanzio Marvuglia. 

La palazzina è costituita da un seminterrato, da un primo e da un secondo piano: nel seminterrato vi sono la sala da ballo e una stanza per il buffet. Al primo piano, a cui si può accedere anche attraverso una scala esterna a “rivoluzione”, troviamo il salone per i ricevimenti, in stile cinese, la sala da pranzo e la camera da letto del Re. Al secondo piano sta l'appartamento della regina costituito da: una camera da letto con spogliatoio, una saletta per i ricevimenti, in stile turco e un'altra saletta in stile pompeiano. Gli affreschi interni furono eseguiti da numerosi pittori fra cui il Velasquez, Riolo e il  Patania. Del Ricco e fastoso arredamento interno reale, ancora oggi, rimangono alcuni mobili, sete e stampe cinesi.

Mito e derivazioni dell’Ercole a riposo  

     

ercole - museo di Napoli

La colonna dorica del parco della Favorita Palermo

Eracle errante per il Peloponneso incontratosi con Auge, figlia di Aleo signore di Tegea nell’Arcadia, concepisce con questa un figlio a cui viene dato il nome di Telefo. Poichè un oracolo aveva predetto che la prole di Auge avrebbe portato lutti al suo popolo, venne deciso che il piccolo Telefo, approfittando della lontananza di Ercole, doveva essere abbandonato al suo destino in un bosco. Ercole, ritornato sui suoi passi, trova Telefo nutrito amorevolmente dagli animali della foresta. Il motivo di Eracle a riposo, che si ferma in muta contemplazione e sereno abbandono del figlio ritrovato, che mostra il semidio di atletica bellezza con le gambe incrociate, il braccio destro piegato dietro la schiena, la clava, parzialmente ricoperta dalla pelle leonina, puntata sotto l’ascella che poggia su una roccia (una balza del monte Partenio), a partire dal V sec. a.C. era stato trattato più volte nella pittura e scultura greca.  Ma si deve a Lisippo (Sicione IV sec a.C.) scultore e bronzista prediletto di Alessandro Magno, negli anni successivi alla morte del grande Macedone, diffondere in maniera decisiva tale tipo di statuaria elaborando almeno tre versioni del tema di tale antica tradizione.

 

I due colossi collocati nel cortile di palazzo Farnese

Due colossi, in marmo, delI’Ercole in riposo, di cui una realizzata dallo scultore greco Glicone (Atene III sec. d.C.)  copia  di una delle creazioni di Lisippo e l’altra simile ma frutto di una variazione ellenistica, giunsero a Roma per essere collocate nelle terme di Caracalla ai lati del passaggio dal Salone alla Palestra settentrionale. Tra le rovine delle terme, nel XVI sec., l’architetto della fabbrica di S. Pietro Antonio Sangallo ritroverà le due statue in marmo di Ercole. Nel 1550 i due colossi furono trasportati nel cortile del palazzo del Cardinale Alessandro Farnese (papa Paolo III) dove fiancheggeranno l’arco che portava al giardino.

L’Ercole di Glicone verrà, da questo momento in poi, conosciuto come “l’Ercole Farnese”. La statua di Glicone dopo la sua scoperta, ammirata da Michelangelo, divenne modello di innumerevoli disegni, stampe e quadri celebri del rinascimento italiano. Estintasi la discendenza maschile dei Farnese i loro beni passarono ai Borboni attraverso Elisabetta Farnese - Regina di Spagna 1692-1766, seconda moglie (1714) di Filippo V di Borbone Re di Spagna. La collezione di antichità dei Farnese emigrò a Napoli allorchè Carlo di Borbone, figlio di Filippo V e di Elisabetta F. ereditò con il Regno delle due Sicilie l’eredità materna (1731). L’Ercole di Glicone (Farnese) e altre opere d’arte passarono così al museo Borbonico oggi Museo Nazionale di Napoli, il suo gemello, che presenta alcune significative varianze, si trova collocato nella nicchia che fronteggia lo scalone reale della reggia Borbonica di Caserta.

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