Appunti per una Storia della Fotografia 
a Palermo nell’ 800

    HOME

< INDIETRO

E’ i
l 1839, anno ufficiale della nascita della fotografia, quando monsieur Louis-Jacques-Mandè Daguerre presenta, all’Accadèmie des 
Sciences di Parigi le sue lastre fotoimpressionate chiamate dagherrotipi . 

FOTOGRAFIA

 

 


"
La fotografia produce arte con i suoi propri mezzi senza emulare l' arte della  pittura ? "


 

 

 

 


"I fotografi ambulanti, che girano tra i paesi della Sicilia, con i loro pesanti attrezzi del mestiere, propongono
a gran voce un ritratto per poch
e lire gridando

    " Va facitivi  a fotografia!” 

 

 

 


Agli inizi la fotografia a
parla francese
Sorvolando sull’iter antropologico che conduce alla nascita della fotografia e sulle sue varie tecniche di realizzazione, mi preme sottolineare che questa giunge in Sicilia appena un anno dopo la sua comparsa nella storia, avvenuta nel 1839.
E', infatti, del 1840 il primo dagherrotipo raffigurante la Cattedrale di Palermo. 
In questo periodo, famosi pionieri della fotografia giungono da Parigi a Palermo, città della periferia europea. 
Il motivo deve essere necessariamente la volontà di documentare le imprese di Garibaldi e i moti d'indipendenza dell’Isola, riguardanti anche il territorio italiano e, indirettamente, l’Europa. 

 

G. Le Gray, ritratto di G. Garibaldi,1860

Il francese Eugène Sevaistre, stabilitosi in città, esegue vedute stereoscopiche durante l’assedio del 1860, e alcune riportano le immagini dei combattimenti tra le truppe borboniche, gli insorti e i soldati garibaldini. 
Altre, realizzate da operatori sconosciuti, sono parte di una serie di circa quaranta vedute che costituiscono oggi, anche per qualità tecniche, il migliore “corpus”  fotografico  a  carattere  storico dell’Ottocento italiano.  
In  alcuni  casi possiamo assistere ad interessanti iniziative economiche: Alessandro Pavia, ad esempio, nel 1867 realizza l’Album dei Mille sbarcati a Marsala
L’album, esito delle ricerche  pazienti  del  fotografo genovese, è considerato per interesse, uno dei maggiori "corpus" della fotografia italiana dell’Ottocento. L’esemplare (oggi conservato presso l’Archivio Storico Comunale di Palermo), è costituito da 12 ritratti per pagina, per un totale di 870 stampe all’albumina, con inventario e  un indice dei nomi autenticato dallo stesso Garibaldi. 
Un volantino dell’epoca recita “Coloro che desidereranno acquistare copia dell’album potranno ottenerlo a prezzo mite”.

Altri francesi che giungono a Palermo nei giorni successivi all’assedio della città, fra cui Gustave Le Gray, uno dei più grandi fotografi di tutto il secolo, Louis Vignes e Maxime du Camp, riprendendo la disfatta dei napoletani. 

A partire dalla seconda metà metà dell’Ottocento, alcuni professionisti fotografi lasciano Parigi, dove la concorrenza è agguerrita, per trasferirsi a Palermo. Tra questi si ricordano Mersanne, Louisnè e Chauffourrier, quest’ultimo, in collaborazione con Girgenti, aprirà il suo studio a Palermo al n.381 del Corso Vittorio Emanuele . 

1867 - Particolare di ritratto di nobildonna realizzato dal fotografo francese Chauffourrier, e colorato da P.Di Giovanni



La maturità fotograficà degli inizi

Dopo l’unificazione dell'Italia che vede cadere le vecchie barriere doganali, diversi professionisti provenienti da tutte le regioni vengono a lavorare lavorano nel Meridione.
Il genovese Robert Rive,attivo perlopiù a Roma e Napoli, specialista nel ritratto e nelle vedute, poco tempo dopo la disfatte borbonica raggiunge Palermo.
Assieme a Rive si segnala a Palermo Giorgio Sommer originario di Francoforte sul Meno, e attivo a Napoli dal 1857. Più tardi si specializzerà nelle scene di genere e di costume, molto diffuse nel Meridione. 
La fotografia di genere e di costume diviene ora il tipo maggiormente richiesto dal turista medio, in alternativa alla veduta. 
Rive e Sommer, torneranno poi, nell’Isola, per realizzare diverse campagne fotografiche nell’arco di un ventennio, contribuendo alla formazione di un primo repertorio iconografico, paesaggistico e monumentale dal quale difficilmente si discosteranno gli altri fotografi professionisti.

La fioritura degli studi fotografici
Dopo il 1860, si ha una grande fioritura di studi fotografici, fra cui quello del cavaliere Eugenio Interguglielmi, che viene insignito dell’onorificenza di fotografo della Real Casa, che equivale a dire possedere l'esclusiva nel  ritrarre i Reali. 
Nel 1863 aprirà il suo primo atelier nell’ormai inesistente largo Santa Sofia, al n.17, nel Corso Vittorio Emanuele.



Retro dei cartoncini fotografici del  fotografo  Interguglielmi

Altri studi locali quali quelli di Seffer, Uzzo e Incorpora, gareggiano nel partecipare a concorsi di carattere nazionale per  garantirsi professionalità e prestigio, non esitando a specificare, nei propri cartoni di supporto fotografico, il fatto di essere stati premiati più volte. Tali esposizioni, divengono presto palestre di scambi culturali e di dibattiti sulla fotografia, che viene sempre più definendosi criticamente come arte in un crescendo che giungerà alle soglie della prima guerra mondiale.



Logo a rilievo apposto nei cartoncini dai fotografi Tagliarini




1869 - Fratelli Tagliarini - foto del bozzetto realizzato dallo scultore Domenico Costantino. La scultura successivamente realizzata verrà collocata in Piazza politeama. 




Ignoto - veduta di Villa Igea

Gli attrezzi del mestiere

I fotografi possiedono eleganti studi, forniti di arredo mobile per le sale di posa: colonne, davanzali, balaustre, mobili di tutti gli stili, tendaggi, fondali e dipinti, tappeti, vasellami, giocattoli (per i bambini), treppiedi, poggiatesta e oggetti vari per permettere ai clienti di interpretare, nella fotografia di ritratto, ruoli sociali diversi; dal libro e la penna per lo “scrittore” al cavalletto e al pennello per il “pittore”, dal rotolo di pergamena per l’uomo di Stato al compasso e la squadra per l' architetto ecc.    

La tecnica e gli studi

I tempi di esposizione e di posa sono piuttosto lunghi; le cosiddette “camere oscure”  richiedono   parecchio  tempo  per  imprimere nel materiale fotosensibile l’immagine attraverso la luce, per cui questi atelier, ubicati perlopiù al piano superiore, sono anche corredati da grandi vetrate  per  sfruttare al meglio la  luce solare.
Uno dei superstiti studi del tipo a vetrate  e quello di Seffer, via G. Meli n. 68, che anche se ha cambiato la sua destinazione d'uso è tuttora leggibile nella sua conformazione originale. 
Intanto, accanto alla produzione figurativa locale degli studi fotografici professionistici si sviluppa, dopo il 1880, l’attività dei “dilettanti”. 
L’invenzione del processo di sviluppo e stampa alla gelatina bromuro d’argento rende la tecnica fotografica accessibile anche ai non professionisti. Nasce quindi una nuova generazione di fotografi, detti “amatoriali”, che si allontanano dalle regole della composizione  fotografica di  tipo commerciale, per  realizzare  immagini “istantanee”, interpretazioni personali di atmosfere, avvenimenti di cronaca o "luoghi vissuti".

Negli anni a cavallo tra ‘800 e ‘900 i più importanti stabilimenti fotografici italiani, come quelli fiorentini dei fratelli Alinari e di Giacomo e Giorgio Brogi, mandano le loro équipes anche in Sicilia, completando la grande opera di catalogazione e divulgazione del patrimonio artistico italiano.  

   
 

Non più la poesia, non più la pittura, si pongono come “eternatrici”, ma la fotografia, col suo carattere  democratico e accessibile a tutti. Questa la novità che fin dal suo avvento muterà 
le sorti della rappresentazione visiva nella storia.

















Ignoto -  due donne alla finestra

 

Vai ai formati dei cartoncini >>

                                                                                                  sali su     © 2002  pietroales@tiscalinet.it