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Se
perdiamo il giardino riperdiamo l’eden Dal caos all'ordine Le foreste e i boschi erano luoghi misteriosi, dove albergavano divinità ostili o protettrici, dove occorreva inoltrarsi con atteggiamento vigile e guardingo per affrontare i pericoli imprevedibili di un territorio ignoto. La natura si esplicava con le sue leggi indipendentemente dalla volontà e dalle azioni dell'uomo. L'uomo per superare il senso di impotenza nei confronti della natura ed avere una sorta di controllo sul caos e quindi sul mondo creò mutue relazioni tra micro e macrocosmo attraverso la realizzazione dei giardini. Il giardino, come ambiente che dipende dal pieno controllo dell’uomo che può pensarlo e dominarlo, è una chiave di lettura del cosmo che consente all’uomo di creare un simbolismo figurativo per esprimere le proprie concezioni dello spirito. Le piante, i cespugli e le aggregazioni floristiche, unite al progetto architettonico, divengono esse stesse, simbolo e allegoria del cosmo in formato ridotto un’isola in mezza alla quale s’innalza una montagna che a sua volta è sovrastata da un albero sacro, da cui si dipartono le sorgenti. Simbolicamente l’asse del mondo che unisce cielo e terra è rappresentato da un gran numero di simboli fra cui l’albero. L'immagine dei giardini dei chiostri, dei giardini persiani, giapponesi ecc. fatte le debite differenze, sono l'immagine di un "paradiso recuperato ". “il culto della villa” I Babilonesi e i Persiani furono amanti dei giardini, famosi quelli pensili, e vasti e sconfinati parchi. I greci al contrario preferirono l’agorà la vita cittadina. I romani amavano ritirarsi dalle città o alternavano vita cittadina con momenti esterni nelle ville al mare in collina o sui monti, dove si facevano costruire sontuose dimore, in cui l’elemento rustico, utilitaristico era costituito da orti, frutteti, vigneti, e allevamenti. A Roma i fiori prediletti erano Con lo sfaldamento dell’impero romano il patrimonio delle grandi ville imperiali si perde e rinasce un rapporto diverso con la natura e la bellezze del paesaggio. E' nei monasteri all'interno degli intimi spazi chiusi dalle mura dei chiostri, dove la vita e regolata dal principio dell' ora et labora che si afferma l’idea del giardino perenne come primavera dove non sfiorisce la grazia del fiore perenne. I fiori queste “ piccole cose degne di immenso onore” I giardini dei chiostri medievali, dal tipico carattere fruttifero e utilitaristico delle culture – vigne - uliveti- frutteti – orti organizzati geometricamente a compartimenti rettangolari divisi da due viali, signum di Cristo con al centro il pozzo dell’acqua simbolo della sorgente divina, divengono la riproduzione di un’armonia tesa verso il distacco dalle cose terrene e luogo di mistica unione di dio con l’anima umana. L'hortus conclusus claustrale afferma il modello spirituale di preservazione di un ordine razionale e divino da contrapporre alle forze caotiche e demoniache. E' dalla rivalutazione del lavoro manuale accudito all’interno del giardino claustrale che nascerà il modello del podere medievale Dopo l’età imperiale e lo sfaldamento dell’’impero il concetto di villa sopravvive nelle sole regge normanne (La campagna palermitana e punteggiata di palazzi e giardini di delizia il Genoard Favara, Zisa, Maredolce e Cuba con i loro giochi d’acqua padiglioni minori e una lussureggiante vegetazione che offriva rifugio alla fauna terrestre e acquatica.). Se nella tradizione biblica il giardino dell’EDEN è l’immagine dell’allegoria del paradiso promesso, la cultura profana assegna al giardino la funzione di costruire un microcosmo sicuro dove la fantasia concretizza la perfezione della ragione, la celebrazione dei piaceri della vita e dell’eterna giovinezza dove organizzare feste, creare circoli culturali e stupire. Con l’umanesimo riaffiora il pensiero classico di costruzione di un luogo dove trascorrere in quiete e serenità per qualche periodo dell’anno. Vengono edificati grandiosi complessi architettonici che distinguono la residenza del signore, la fattoria, le zone sistemate a verde per le cavalcate e il paesaggio, e le coltivazioni di vario genere, coniugando in un insieme armonico utilità e piacevolezza. Ma il naturalismo” entra anche nello spazio architettonico della città creando complessi rapporti tra uomo-natura e oggetti la cui astrazione concettuale è il giardino nel suo complesso e la sua commensurabilità realizzato attraverso gli elementi geometrico spaziali di assi fughe prospettiche coordinate che determinano nuovi spazi di relazioni interpersonali e sociali. Se nel seicento il giardino all’italiana è basato su ordine e simmetria“, sul finire del '700 asimmetria e causalità daranno luogo alla nascita del giardino paesistico, dove l’artificio sembrerà spontaneità. © 2002 pietroales@tiscalinet.it |