|
|
|
|
1866La
quarta rivolta a Palermo
Il
16 settembre 1866 alcuni cittadini palermitani, avvertendo le presenza di
bande armate accampate nelle campagne a ridosso delle porte della città
di Palermo, chiesero al questore Pinna di allertarsi e al prefetto Torelli
di chiamare alle armi la guardia nazionale. Questi sottovalutando di fatto
la gravità degli eventi risposero di non allarmarsi in quanto i rivoltosi
non erano pericolosi e che non era il caso di scomodare i padri di
famiglia. Vennero presi d’assalto gli uffici del dazio, le carceri dell’Ucciardone per cercare di liberarne i prigionieri, in quest’occasione morì Di Miceli, diversi edifici pubblici e il palazzo, vicino a i quattro canti, del marchese e Sindaco della città di Rudinì. Il Di Rudinì dopo un vano un tentativo di opporsi all’insurrezione, affiancato da un gruppo di guardie accorse in suo aiuto, fu costretto a rifugiarsi nel più sicuro Palazzo reale Palermo rimarrà per una settimana nella più completa anarchia in balia delle scorrerie dei rivoltosi. Per ripristinare l’ordine intervenne sia la marina, che bombardò Palermo, e l’esercito costituito da 4000 soldati. Sedata la rivolta e ripristinato l’ordine pubblico iniziò la violenta repressione restaurativi con giudizi sommari emanati dai tribunali militari che ordinarono la fucilazioni di decine di rivoltosi. Fra gli arrestati,oltre ai comuni cittadini, vi furono uomini illustri fra i quali il filosofo Benedetto d’Acquisto e il principe De Spuches. Una commissione d'inchiesta, presieduta dal generale Cadorna, istituita per identificare i responsabili dei tumulti, arrivò alla conclusione che la responsabilità era attribuibile al partito Borbonico e ai clericali. Nel frattempo che si chiude l'ennesima rivolta dei palermitani, inizia la campagna garibaldina per la conquista di Roma. |
..."Il
17 settembre fu richiamato in Palermo per sedare la Rivoluzione durata
sette giorni e mezzo. |
|
© 2002 pietroales@tiscalinet.it
|