Santa
Maria dello Spasimo alla Kalsa
La fondazione
Le
vicende che riguardano il sorgere del complesso conventuale dello Spasimo,
nella prima metà del XVI sec, furono travagliate ed ebbero come contesto fisico
l'area della chalsa ed i terreni esistenti fuori Porta dei Greci, nella sua
prima collocazione cinquecentesca.
In questo
scenario rurale caratterizzato da orti e vigne, e poche case, i monaci Olivetani
decisero di edificare la loro sontuosa dimora .
Dell'
ambizioso programma architettonico, nelle sue linee ideali, possiamo farcene una
idea, leggendo alcuni passi dell'esecutoria Viceregia della bolla del Papa
Giulio II, datata - Roma 21 maggio 1509.
Da tale Bolla pontificia si
trae notizia dell’autorizzazione, "…a tal Giacomo
Basilicò…", di erigere
una chiesa con campanile, campana, cimitero, chiostri, refettorio, dormitorio,
orti, orticelli e varie officine per la necessità dell'Ordine
Braun
e Hogenbergh XVI sec. Part.
Il progetto
degli Olivetani di Santa Maria del Bosco era grandioso e richiedeva ingenti
spese che i soli capitali stanziati dalla donazione del Basilicò non potevano
coprire.
Il
giureconsulto Basilicò, nel tentativo di rendere più veloci i tempi di
esecuzione dell'edificazione e garantire che il danaro venisse effettivamente
speso per i lavori di costruzione, stabilisce delle precise scadenze entro cui
dovesse terminarsi l'opera di edificazione dell’Abbazia, frazionando inoltre la sua
donazione in danaro in rate annuali. Tale intenzione non poté essere certamente
soddisfatta, sia per l'imponenza dell'opera, sia per sopraggiunte difficoltà di
vario ordine che ne dilatarono i tempi di esecuzione e ne alterarono l'idea
progettuale.
I
terreni donati dal Basilicò, che all'inizio sembravano sufficienti, risultarono
invece incapaci a contenere nei loro confini l'intero progetto previsto dai
Benedettini Bianchi di S.M.del Bosco, i quali ebbero l'esigenza di acquisirne
degl'altri. Nel marzo del 1517 "donna" Eleonora del Tocco concesse
agli Olivetani i suoi terreni vicino al monastero " ...
situm et positum extra Portam Grecorum in frontispicio supra dicti monasteri,
contiguum cum lu spuntuni dicte Porta Grecorum
tendenti versus ecclesiam Santi Herami, ...
" che si sommarono ai terreni già
ricevuti.
La
conferma dell'insufficienza dei terreni donati dal Basilicò si evince da una
supplica dell'Abate Nicola da Cremona in cui inoltre si legge "...
et ancora accaptari altri jardini et terreni circum circa ditto monasterio per
ordinari et fari quillo secundo si digia fare et l'ordini richidia ipso masterio
... ". Dalla medesima lettera di supplica del 1536, si deduce anche
il criterio seguito per l'esecuzione del programma edilizio e lo stato di
avanzamento dei lavori in tale data, in cui il dormitorio ed i chiostri erano in
via di definizione, come si evince dalle parole dell' Abate Cremona: "..
et incomenzato lo detto Monast. et
fatto lo modello et ordinato il corpo di la ecclesia cum soi cappelle, choro et
altri circum stancii, dormitori
inclaustri et infirmaria et soi chiano multo ben ordinato, zoe lo corpo di la
ecclesia, undi est jam quasi in expedicioni lo dormitorio e li inclaustri..."
La supplica dell'Abate Cremona ci permette di individuare la collocazione
dei chiostri e del dormitorio posti sul fianco meridionale della chiesa, lato su
cui verrà ammassata la terra di risulta dello sbancamento dei fossati per il
completamento delle opere di fortificazioni.
Disegno del baluardo dello Spasimo 1896
La fortificazione dello Spasimo
Le
vicissitudini riguardanti l'edificazione del complesso dello Spasimo sono
infatti strettamente connesse con le opere di
fortificazioni della città di Palermo
realizzate nel XVI sec. che era un punto nodale dell'intero apparato strategico
di difesa del mediterraneo,.
La
persona a cui fu affidata, dal viceré F. Gonzaga, la progettazione delle difese
fortificate fu l'ing. bergamasco A.Ferramolino che nel 1536 stilò il progetto
conosciuto con il nome di "L'ordini di la fortificationi di la felichi chita di Palermo dato per
lo magnifico Ingegnere Antonio Ferramolino".
Questi
ordini di fortificazioni pubblicati dal Di Giovanni sono una modificazione del
progetto stilato precedentemente, sempre dal Ferramolino, durante il viceregno
di E. Pignatelli Aragona.
Nei
nuovi ordini di fortificazioni dell'ottobre 1536 sono contenute le direttive più
significative per la trasformazione della chiesa dello Spasimo in una struttura
difensiva integrata nel bastione da realizzare.
Citiamo
dal Ferramolino: "…Item supra lo cavaleri et per potirisi fortificari di la parte chi
guarda verso lo ponti di la miragla, si haviranno di vergiri supra li quattro
cappelli di la banda verso lo dicto ponti quatto sardi da uno partimento di
cappella a laltro et ingrossarisi lu muro di la dicta ecclesia a lalto altri
palmi sei ( N. d. A. equivalente
ad 1,56 m ) chi verra ad esseri
in alto grosso palmi dudici (
N. d. A. equivalente a 3,12 m ) cum la grossiza di dicti
palmi dudici fare lo merguluni di dicto cavaleri a la dicta fachata chi sia alto
supra lo lo piano di lo dampmuso chi si havira di fari di supra la navi di dicta ecclesia palmi
sei…".
Da
tali "ordini" si deduce come il progetto del Ferramolino prevedesse
non solo alcuni sostanziosi aumenti di spessore dei muri perimetrali del
fianco meridionale della chiesa, ma anche l'irrobustimento dei solai coperte da
volte. Era previsto inoltre nella zona sulla navata, la creazione di una
copertura su cui alzare un muro con il mergolone.
Di tutte
queste progettate modifiche che riguardano specificatamente la chiesa, ne
verranno realizzate, come vedremo in seguito, soltanto alcune, sufficienti però
a stravolgerne l'aspetto.
Il progetto
del Ferramolino, di cui si sono dati brevi cenni, prevedeva inoltre la
costruzione di un baluardo, appunto allo Spasimo, la cui realizzazione provocò
seri danni al complesso monastico, di cui vennero abbattuti infatti parte del
campanile della chiesa, il dormitorio, i chiostri e le stanze dei monaci. Per la
valutazione di parte dei danni cagionati allo Spasimo dalle demolizioni vennero
eletti nel gennaio 1537 i periti Antonio Debaudo per parte degli Olivetani ed
Antonio Belguardo come controparte degli ufficiali e deputati senatoriali. Essi
stimarono i danni ad alcuni tratti di mura di lunghezza complessiva di 100 canne
(N. d. A. 206 m) e ad alcune casupole nei pressi, al prezzo di 13 tarì per
canna, ed i danni cagionati ad alcuni tratti di giardino sotto l'erigendo
bastione, di lunghezza 25 canne (N. d. A. 51,5 m) al prezzo di 11 tarì per canna.
Di
altri danni ci fornisce, inoltre, una prova documentale la lettera del Senato di
Palermo al viceré Gonzaga, datata 1539 in
cui si legge come si debbano " ...
pagare mille ducati per risarcire i danni subite dalle fabriche del complesso e
che i materiali derivati dalle demolizioni ... li petri et altri attratti de la
royna di ditti stancii de ditta ecclesia servero et converterusi a li frabrici
et fortulici de la cita ... ".
I
danni subiti dal convento dello Spasimo furono talmente gravi da indurre l'abate
Nicola da Cremona a scrivere ancora una supplica al pretore di Palermo per
ottenere momentaneamente un altro luogo dove espletare le funzioni religiose e
monastiche in attesa che fossero ricostruite i nuovi alloggi, in quanto era
intenzione dei monaci non abbandonare il monastero.
Ma
la soluzione adottata dal Senato disattese le aspettative dei religiosi
Olivetani che ottennero soltanto " ... certi
magazzeni terranei, certo non convenevoli ai religiosi dove sustari tanti
infermi non senza gran vilipendio et periculo de loro propria vita...".
Accordi tra i monaci Olivetani dello Spasimo e il Senato Palermitano
La
volontà del Senato di Palermo però era quella di procurare ai monaci Olivetani
un altro alloggio al fine di utilizzare l'intero complesso dello Spasimo per
scopi militari., ma viste la
“vivace“ resistenza opposte dai monaci, il Senato ordinò, previo
l'assenso del Viceré che fossero apportate alcune modifiche al progetto del
bastione dello Spasimo tali da permettere il
contemporaneo svolgimento allo Spasimo, di funzioni differenti fra loro quali
quelle militari e religiose.
Dopo tale
prima soluzione, vennero stipulati
nel 1539 numerosi altri accordi tra
il Senato e gli Olivetani tra i quali vi fu; l'impegno a liquidare ai monaci a
titolo di risarcimento dei danni fino ad allora subiti dal convento, di 1900
ducati e a fare un “…ardito
subterraneo... " sotto il bastione per consentire ai monaci un
agevole accesso ai loro vicini giardini rimasti fuori dal costruendo bastione; a
permettere la coltivazione di un giardino sul terrapieno del baluardo; infine il
Senato si impegnò a pagare l 'affitto delle case dove i padri dello Spasimo
avevano dimorato in mancanza dei loro alloggi demoliti. Di contro gli Olivetani
si impegnarono; a spendere la somma dei 1900 ducati in "...benefacti
di la ecclesia di lu Spasimo et officine ... "; a non utilizzare il
sotterraneo passante sotto il bastione in caso di guerra o di pestilenza; a
fabbricare in modo tale da permettere l'istallazione sopra le coperture piane di
vecchi e nuovi locali, delle artiglierie e milizie armate a servizio del
bastione dello Spasimo; infine a partecipare alla processione del Corpo di
Cristo e di S. Cristina. Bisogna rilevare che il Senato di Palermo, per
ottemperare ai patti stipulati con i Padri Olivetani e provvedere alla
liquidazione della somma di 1900 ducati a risarcimento dei danni doveva
distogliere denaro proprio dagli stanziamenti per la costruzione delle
fortificazioni, per cui erano stati stanziati 60.000 fiorini, di cui metà era a
carico del Senato e metà della Regia Corte. Per potere liquidare tale somma agli
Olivetani, al Senato occorreva l'assenso del Viceré, che interpellato a tal
proposito rispose di soprassedere al pagamento, pur nel rispetto dei patti
stipulati, di discutere ulteriormente tali accordi.
I giardini degli Olivetani allo Spasimo
Nonostante
non si sappia con certezza quanti e quali di questi accordi siano stati
realmente rispettati, è certo che i padri Olivetani rimasero nei loro
possedimenti dello Spasimo e dovettero subire ulteriori e continui
danneggiamenti delle loro proprietà, edifici e terreni, di cui chiesero ed
ottennero ulteriori perizie.
Da alcune di
queste stime, datate 1551, si ricavano interessanti notizie circa la tipologia
del loro giardino piantato a frutteto, che vennero spiantati per la creazione
del Bastione dello Spasimo, di proprietà degli Olivetani, vicini le mura della
città. Dalla prima di tale stime , del 1551 si ricava una dettagliata immagine
sia del tipo di albero da frutto sia del loro numero
con le relative stime e valore economico. Da una stima del luglio del 1551 si
ricava una interessante notizia riguardante la coltivazione della vite che viene
"sposata al caccamo", eseguita dai monaci, come infatti si legge
" ... pedi di caccamo armati cum soi
perguli ... ". Facevano parte dell'ampio frutteto molti
alberi di fico, di prugne, di gelsi sia bianchi che neri, di albicocche, di
arance, etc. ...
Le stime
riguardanti i terreni fuori le mura, compresi tra Porta dei Greci e Porta di
Termini, davano una lunghezza complessiva di circa 271 canne e 4 palmi (N. d.
A. corrispondenti a 705,64 m), del valore stimato di 8 tarì per singola
canna.
Di tutti i terreni fuori Porta dei Greci di proprietà del
monastero dello Spasimo, nel1555 era rimasto solamente un piccolo appezzamento
contenente un migliaio di piantine di vite ed
inoltre, su una piccola area all'altezza della punta del bastione sul
lato che guarda Porta di Termini, i monaci esercitavano il diritto di
"legnatico". Su tale lato il Senato di Palermo si era appropriato di
un altro appezzamento di terreno confinante, anch'esso precedentemente di
proprietà dei monaci dello Spasimo, su cui il Senato esercitava il diritto di
"legnatico", delegando a tale attività il nobile Iohanni Francisco
Verriabili.
Diacronia storica
di S. Maria dello Spasimo alla Kalsa
L’ordine
dei monaci Olivetani, che ha origine in Toscana nel XIV sec, presente nel
meridione d’Italia con il solo monastero di S. Maria di Monteoliveto di
Napoli, a partire dal 1482 acquisirà numerosi monasteri nel Sud dell’Italia favorito in ciò, dall’interessamento del Duca di Calabria
Alfonso D’Aragona futuro Re di Napoli.
La congregazione Olivetana,
vicina alla corte Aragonese napoletana, per continuare la sua politica di
espansione nel Mezzogiorno d’Italia, accondiscerà alla proposta di Frate
Placido Castaneda di unire alla propria congregazione l’Abbazia di S. Maria
del Bosco di Calatamauro di Sicilia
1489 L’Abate di S. Maria del bosco
di Calatamauro, Placido Castaneda
da Giuliana, chiede a Ferdinando II il cattolico, di introdurre la regola
e l’abito bianco dei padri benedettini di
Monte Oliveto nel suo Monastero
1491
Innocenzo VIII, unisce la
comunità di S. Maria del Bosco con
la congregazione di Monte Oliveto Maggiore di Siena.
1491
Fernando de Acuna, Vicerè di
Sicilia , in nome di Ferdinando II, esecutoria la bolla pontificia
di unione di S. Maria del bosco con la congregazione Olivetana
1491(16 novembre)
Fr. Michele Bindini da Volterra
con altri nove monaci Olivetani e Fr. Placido Castaneda, partono da Monte
Oliveto maggiore (Si) alla volta della Sicilia. Il viaggio seguirà il percorso
usuale per raggiungere l’isola, che consisteva nel fare dapprima tappa a
Napoli per poi via mare sbarcare
nel porto di Palermo.
1492 (
5 gennaio)
La comitiva degli Olivetani,
arriva a S. Maria del Bosco, dove risiedevano 22 monaci.
1492(
9 gennaio)
Gli Olivetani prendono
ufficialmente possesso dell’Abazia apponendo il loro stemma sul monastero,
e i monaci ivi residenti cambiano il loro abito nero con la cocolla
(abito) bianca degli Olivetani.
S. maria del Bosco di
Calatamauro, divenuta Olivetana, prospera ed espande i suoi possessi e
privilegi, con lasciti e donazioni;
1508 (
29 settembre)
Il Giuriconsulto di origini
messinesi Giacomo Basilicò, rispettando le volontà testamentarie della moglie
Eulalia Resolmini, di origini Pisane, presso il notaio Pietro Tagliante, dona ai
padri Olivetani un tenimento con
case, vigne, giardino e cappella, sito a Palermo fuori porta dei Greci, e una
rendita di cento onze annuali da impiegare nella fabbrica del monastero e
chiesa.
La donazione del Basilicò
sottoscritta dal frate cellerario di S. Maria del Bosco, Benedetto
Amadore da Messina, conteneva numerose clausole
da rispettare fra cui :
· la
chiesa doveva intitolarsi S. Maria dello Spasimo;
· dovevano
dimorare nel monastero almeno 25 monaci dediti ai divini uffici;
· non
avere altro monastero a Palermo;
·
nella chiesa non dovevano esserci sepolture;
·
nulla poteva essere venduto né alienato, né convertito ad altro uso.
1509
( 21 maggio)
Il Papa Giulio II
approva la donazione del Basilicò.
1509
( 10 dicembre)
Iniziano i lavori di costruzione
della Chiesa ed Abbazia intitolata a S. Maria dello Spasimo, che doveva
comprendere “chiesa
con campanile,
campana, cimitero, chiostri, refettorio, dormitorio, orti orticelli e varie
officine”.
1517
Giacomo Basilicò commissiona a
Raffaello per la propria cappella un dipinto illustrante la salita di Gesù al
Calvario detto dello Spasimo. Il quadro su tavola (318x229 cm) oggi al museo del
Prado di Madrid, fu dipinto a Roma dal pittore urbinate nel 1517, con interventi
significativi di due dei suoi più bravi
aiuti di bottega quali, Giulio Romano e Giovan Francesco Penni detto il
Fattore.
Lo
Spasimo di Raffaello
1518/19
Antonello Gagini realizza
l’Ancona marmorea della cappella Basilicò, che ospiterà il quadro di
Raffaello.
1525
Viene realizzata la cappella
Anzalone, A.Gagini si impegna a scolpire la Madonna del Buon riposo
1528
Antonello Gagini, consegna la
Madonna del Buonriposo per la cappella degli Anzaloni in S. M. dello Spasimo.
La
madonna del Buon riposo
1536
L’edificazione del complesso
Abbaziale di S. Maria dello Spasimo, non fu priva di difficoltà, ma il fatto più
rilevante che deciderà il futuro destino dello Spasimo, sarà determinato dalla
decisione di fortificare nel 1536 la città di Palermo, per difenderla dalla
armate corsare Turche che
imperversavano minacciose lungo la costa, con una nuova cinta muraria rinforzata
da bastioni.
1536
(20 ottobre)
L’Ingegnere
Antonio Ferramolino da Bergamo, detta “L’ordini
di la fortificazioni di quista felichi chita di Palermo....”
che interesserà fortemente il
complesso dello Spasimo. Negli ordini dettati dal Ferramolino, sono contenuti le
direttive per la realizzazione del baluardo con
relativo terrapieno “di lo Pasmo” e la trasformazione
in fortilizio della chiesa
1537
Iniziano i lavori per realizzare
il baluardo dello Spasimo “dirrupando”
gli edifici già realizzati nel fianco meridionale
della chiesa che erano: i chiostri, il dormitorio, il campanile e i giardini.
1537
Vengono eletti i periti Antonio
Debaudo per conto dei padri Olivetani e Antonio Belguardo per parte del senato
palermitano, per valutare e stimare
i danni provocati dai lavori di fortificazione.
1540 ?
Iniziano i lavori per
ricostruire nuovamente il chiostro e gli altri edifici
“dirrupati” per fare posto al baluardo, nell’altro fianco
della chiesa.
I capitelli del nuovo chiostro riscoperto recentemente
1545
(25 gennaio)
Dalla chiesa dello Spasimo parte
la sontuosa processione, alla volta della Cattedrale, del nuovo Arcivescovo di
Palermo D. Pietro Tagliavia, per prendere possesso della diocesi.
1558
Divampa a Palermo il colera, il
monastero dello Spasimo viene adibito a lazzareto.
Tommaso Fazello visita la chiesa
e rileva la demolizione del campanile.
1569
Il pretore i Giurati ed
il Consiglio del Popolo, deliberano di acquisire la chiesa e l’Abbazia
di S. M. dello Spasimo, per motivi di ordine militare e per realizzare dei nuovi
magazzini Senatoriali.
1572
( 8 novembre )
L’Università di Palermo
acquista definitivamente per 4000 onze (10.000 scudi d’oro) il complesso Abbaziale di S. Maria dello spasimo.
1573 (23 luglio)
La comunità Olivetana dopo 64
anni abbandona S. M. dello Spasimo e si trasferisce nella chiesa di Santo
Spirito extra moenia.
1582
(22 febbraio)
Nella chiesa ormai sconsacrata,
il Vicerè Marcantonio Colonna , fa recitare l’Aminta di Torquato Tasso. Lo
Spasimo diviene il primo “teatro” pubblico di Palermo.
1593
Sotto la direzione
dell’architetto del Senato Giovanni Battista Collipietra, vengono realizzati i
magazzini dello Spasimo.
1718
(14 giugno)
Don Antonino Mongitore visita la
chiesa descrivendone le condizioni e l’uso in una relazione
scritta corredata da due sommari schizzi a penna.
1748
( gennaio)
Il Senato di Palermo concede
alla Deputazione dell’Albergo dei Poveri i magazzini del Senato vuoti del
frumento, per alloggiare alcuni poveri della città che vi rimasero fino al 1°
maggio dello stesso anno.
1763 (23
dicembre)
Vengono riconcessi i magazzini
dello Spasimo, come ospizio, alla Deputazione dell’Albergo dei Poveri.
1835
Il Principe di Palagonia
Francesco Paolo Gravina, ottiene una parte dei locali dello Spasimo per ospitare
il “ Deposito di Mendicità” che vi
rimarrà fino al 1855.
1855
L’ospedale Meretricio o
Sifilicomio che era aggregato all’ospedale Grande nel Palazzo Sclafani, viene
allogato nei locali dello Spasimo.
1863
Il direttore del Sifilicomio
Sanfilippo, preso da vivo interesse per “la grandiosa chiesa di stile
ogivale”, chiede di demolire alcuni muri moderni
ed il “discoprimento di una grande arcata di finissimo intaglio e
ottimo stile”.
1889
Il comune di Palermo
proprietario del Sifilicomio, il 31 ottobre 1889, cede l’immobile
all’ospedale Civico ad esclusione della monumentale chiesa.
1893
L’ufficio Regionale per la
Conservazione dei Monumenti della Sicilia, effettua un’ispezione per
verificare le condizioni della chiesa dello Spasimo.
Disegno della XIX
sec. che documentano alcuni lavori
di
sistemazioni
effettuati
davanti il portico
1893
Affidamento dei lavori di sistemazione e cavo di terra
del portico da parte dell’ Ufficio Regionale per la Conservazione dei
Monumenti della Sicilia, alla ditta dell’impresario
Nicolò Rutelli.
La
storia continua ma ne parleremo in un altra occasione
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