Ex Cappella di S. Calogero

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Villarosa

   


Intorno al 1870 mio nonno Pietro Deodato per onorare la memoria di suo padre Calogero fece costruire una Chiesetta, dal maestro Epifanio Lo Cigno, in un terreno di sua proprietà in contrada “Zotta Caldaia” adiacente all’abitato di Villarosa sul lato Palermo. 
Al centro dell’Abside  sopra l'altare, ricoperto di marmi pregiati, era collocata la statua di S. Calogero. 


Disegno della chiesetta di San Calogero

Nel 1879 Pietro Deodato ottenne, con decreto prefettizio firmato dall’allora Sindaco Salvatore Milano, l’autorizzazione a convertire in sepoltura gentilizia la Chiesa di S. Calogero 
e da allora nella cripta furono seppelliti molti defunti appartenenti alla famiglia. L’ultimo ad essere seppellito in quella chiesa fu mio padre Benedetto nel 1934.

1879 - Autorizzazione data a Pietro Deodato per trasformare in sepoltura gentilizia la cappella di S.Calogero


Il Funerale di Benedetto Deodato


Intorno al 1960 un erede della famiglia di nome Pietro, al quale toccò in proprietà la Chiesa, vendette il terreno e la Cappella che venne demolita.
La statua del Santo oggi si trova presso la Chiesa Parrocchiale della Concezione. 
La campana invece e collocata nel giardino di Villa Lucrezia

                      

La festa di S. Calogero

Sebbene la Chiesetta di San Calogero rimanesse  tutto l’anno chiusa al culto, nel mese di Luglio, una settimana prima della ricorrenza della festa di S. Calogero, veniva aperta al pubblico . 
In questa occasione i fedeli guarite per intercessione di S. Calogero offrivano al santo del pane speciale. Lo stesso pane riscattato dagli stessi offerenti  veniva venduto al pubblico accorso alla festa.
Le somme raccolte servivano a pagare le spese  dei giochi, pirotecnici e della musica durante e dopo la processione con in testa la vara del Santo.

                   

                 Foto della statua di S.Calogero dell'ex Cappella 

            
                   immagine raffigurante S. Calogero




il Poeta  Vincenzo De Simone

Poesia dialettale di 
V. De Simone

SAN CÀLORIU

San Calòriu, quannu a la passata quarcunu vi talia di lu pirtusu, ‘ntra li chisudda scura e scunsulata, pariti pròpia nìghiru e piatusu.

  E vi curri accussì tutta l’annata ccu lu vastuni ‘mmanu e l’occhi ‘n susu, 
e sbampa austu o cadi la jilata, nun canciati di sestu e mancu d’usu.

  Ma quannu è l’otta di la vostra festa, ogni divutu vi torna fidili:
sona la banna, V’aprinu la porta,
e ccu lu suli trasi ‘na timpesta di genti, Ca vi vrama e ca vi porta pani e giurlanni, strèpiti e cannili”.

Traduzione in italiano della Poesia di V. De Simone

San Calogero 
San Calogero.
quando, passando,  qualcuno vi guarda dal pertugio, nella chiesuola scura e sconsolata, sembrate proprio nero e pietoso.

E vi corre così tutta l’annata col bastone in mano e gli occhi, in su, e divampi agosto o cala il gelo, non cangiate sesto e manco uso.

Ma quando è l’ora della vostra festa,ogni devoto vi torna fedele:

Suona la banda, vi aprono la porta, e col sole entra una tempesta di gente, che v’invoca e che vi porta pane e ghirlande, strepiti e candele.




La campana della 
cappella di S. Calogero

 

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