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LA PROTEZIONE DELLE COSTE IN SICILIA MEDIANTE 

LE TORRI Dl GUARDIA E I LORO ARMAMENTI

Mario Girgenti - Circolo Istrice 

Nel corso dei secoli la Sicilia ha contato innumerevoli invasioni, sia di intere popolazioni, che di piccole scorribande di predoni occasionali. Ma dal XV secolo in poi ben più frequenti erano le " visite " dei predoni, sia di religione musulmana che delle navi da “corsa” al soldo di qualche nazione europea allo scopo di rimpinguare le proprie tasche. Per questo motivo, furono costruite delle torri di avvistamento, nei pressi delle città, delle tonnare, dei fiumi o sorgenti di acqua dolce, dei caricatori di granaglie ed altro, di tutto ciò che poteva essere predato dagli eventuali assalitori.

Le torri ebbero notevoli variazioni sia strutturali che come armamenti difensivi nel corso dei secoli.

Le torri costruite dal 1400 al 1500 circa in Sicilia  presentano uno spessore murario limitato, delle caditoie di piccolo formato, delle feritoie soltanto per armi (come la balestra) come si può ben vedere in alcune  torri della campagna palermitana. 

              

Nell’immagine qui sopra si vedono tre tipi di feritoie usate nelle fortificazioni in genere, la prima é una feritoia per le balestre, la seconda per gli archibugi e la terza veniva usata sia dagli arcieri che dagli archibugieri. 

Successivamente nel sec. XVI, con l'avvento di nuove armi da guerra, occorre progettare le strutture delle nuove torri, arrivano  in Sicilia delle nuove menti al soldo dei nostri governanti, come gli architetti Tiburzio Spannocchi e Camillo Camilliani.  I due architetti sul finire del secolo rivisitano tutte le torri percorrendo tutta la costa siciliana a cavallo ed in alcuni tratti di difficile percorrenza con delle barche.

Lo Spannocchi nel suo " Descripcion de las marinas de todo el Reino de Sicilia " e il Camilliani nel " Il libro delle torri marittime " indicano con autorevolezza e competenza il luogo dove costruire le nuove torri, come ristrutturarle con i nuovi canoni di difesa, decidono quale tipo di artiglieriae il peso dei cannoni da posizionare sopra i tetti delle torri stesse; ad esempio per una torre posta tra Capo Passero e Vendicari, il Camilliani consiglia di posizionare sopra la torre" dui pezzi di bronzo di cantara 2,1/2 in 3 l'uno per difesa et guardia del sopraddetto porto et acqua et isole." considerando che il cantaro in Sicilia é un peso di 79,3 kg. si può dedurre che questi due pezzi di artiglieria pesassero circa 200 kg per un dammuso di 6 palmi.

   

Le armi in dotazioni delle torri

Nelle torri in Sicilia venivano usate diversi tipi di armi, alcune antiquate come le Balestre e gli Archibugi, (successivamente sostituiti dagli Archibugi, tipo di fucile più leggero che non aveva bisogno della forcella di sostegno).

Il Bastardo, pezzo di artiglieria che non rispettava le proporzioni ordinarie.

La Colubrina, con questo nome si indicavano quei pezzi di artiglieria che a parità di calibro risultavano da 1/4 a 1/3 più lunghe dei corrispondenti cannoni.

Il Moschetto, con questo termine veniva indicato il più piccolo pezzo di artiglieria colubrinato e venne a sostituire progressivamente nel sec. XVI il più antiquato archibuso.

La Spingarda era un'artiglieria lunga 8 piedi (2,80 metri) che lanciava palle di pietra del peso tra le l0 e le 15 libbre.

   

Il Falcone ed il Falconetto, altri pezzi di artiglieria molto in uso nel XVI secolo, pesavano, il primo circa 480 kg. e poteva sparare palle di kg. 1,800, il secondo circa 162 kg.

Il Sagro ed il mezzo Sagro, pezzo di artiglieria colubrinato da 12 libbre impiegato dalla fine del XV secolo a tutto il XVII.

Tiburzio Spannocchi nel suo libro divide le torri in tre categorie:

a) Torre di minore grandezza, questa tipologia viene applicata quando la stessa é costruita in un sito alto e quindi difeso naturalmente.

b) Torre di media grandezza, si applicava a quelle costruzioni poste in un sito pianeggiante poco distante dal mare.

c) Torre di maggiore grandezza, torre costruita su degli scogli a picco sul mare o sulla spiaggia o in prossimità di un porto, di una località di attracco per il commercio o di un centro abitato.

Un'altra caratteristica interessante delle torri  era il modo di difendersi;

1) Un tipo di difesa era detta 'Piombante" si usava questa difesa lanciando dei sassi, liquidi bollenti o con le stesse armi attraverso le caditoie che erano poste solitamente ad ogni lato della torre sopra le porte o finestre

2) Difesa a " Tiro ficcante " tipica difesa con le piccole armi da fuoco, pistole di piccolo e medio calibro e con l'utilizzo anche della balestra.

3) Difesa a "Tiro radente", questo tipo di difesa veniva realizzato con delle armi da fuoco che venivano poste in un locale detto casamatta con varie feritoie o troniere, dove venivano piazzate le armi da fuoco caricate a mitraglia, cioè con pezzi di ferro, chiodi, catene e tutte quello che poteva servire per spazzare via eventuali assalitori in linea orizzontale, un esempio lo troviamo nei  resti delle difese del Castellammare di Palermo.

4) Difesa a "Tiro angolato", questo tipo di difesa si effettuava con armi pesanti che venivano piazzate sopra i tetti delle torri o castelli e che avevano bisogno di una angolazione per colpire il bersaglio che si trovava ad una certa distanza

Un altro argomento interessante riguardante le torri era la dotazione, argomento preso poco in considerazione dagli studiosi.

Oltre alle armi personali e a quelle poste sopra i tetti, le torri ed i torrari disponevano di fascine di legna o di stoppie per le segnalazioni notturne comunemente dette  fani.

Vecchie gomene (corde per l'attracco delle navi)  che venivano accese durante il giorno per segnalare con il fumo l'eventuale avvicinarsi di navi nemiche (o amiche)

Il carbone veniva usato per riscaldarsi nei giorni di freddo eccessivo e di grande umidità.

Alcune delle torri di maggiore importanza, per la dimensione e il posto dove erano costruite, venivano dotate anche di cannocchiali; come scrive il Di Blasi nel suo libro, Storia cronologica de' Viceré, Luogotenenti e Presidenti del Regno di Sicilia, volume 20 ed. della Rea. Siciliana a pag. 97:

" Durante il viceregno de' De Vega fece eregere per tutto il litorale delle torri dette di - avviso - con giusta e proporzionata distanziata l'una e l'altra, furono destinati due uomini in ciascuna di esse, acciò dormendo l'uno l'altro vegliasse con cannocchiali, al fine di scoprire i legni nemici".

Un altro interessantissimo strumento in dotazione ai torrari era la " brogna " una comunissima conchiglia di grosse dimensione che con il suo suono serviva ad avvisare le genti nei pressi della torre  dell'approssimarsi di un legno nemico. 

Di ciò ne parla anche il  marchese di Villabianca (XVIII sec. ) nel suo opuscolo "Torri di guardia dei litorali di Sicilia " a pag. 34-35 ci descrive le origini di questo strumento, ed inoltre specifica " sevirsi della Brogna i soldati per guardare i corsari: ed infatti oggidì i soli custodi delle torri che sono intorno la Sicilia hanno l'uso di sonarla per avvisare con essa le persone e barche che pericolano essere sorprese da' nemici".

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