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IL CICLO DEL GRANO

 

 Il tesoro di Cerere

Il frumento ha costituito il principale prodotto alimentare per l'uomo ed ha accompagnato fin dall'antichità,. più di ogni altro, l'uomo nelle sue peregrinazioni seguendo e favorendo lo sviluppo delle civiltà.

Uno dei centri di origine della pianta sembra essere stato l'Asia Minore, da lì portato nelle valli e nelle pianure la pianta selvatica e rozza si è trasformata in pianta generosa e gentile.

Per mezzo di incroci si sono ottenute migliaia di varietà di frumento, ognuna con proprie caratteristiche.

Fasi lavorative del ciclo del Grano

L’Aratura
A settembre iniziava l'aratura dei campi, fase durante la quale si preparava il terreno per la semina. Lo strumento fondamentale era costituito dall'aratro a chiodo dalla struttura in legno e dotato di una punta in ferro con la quale si realizzavano sul terreno i solchi. L'aratro veniva trainato da una coppia di buoi o muli aggiogati.  

Aratro a chiodo e puntali

La Semina
La semina, che si svolgeva a novembre, veniva eseguita dal contadino che munito di una "coffa", rozzo contenitore realizzato in fibra vegetale contenente i semi, camminava lentamente lungo i solchi spagliando i semi che attingeva dalla coffa con un largo movimento ad arco del braccio.

Lavori stagionali
Durante i mesi primaverili, si operavano continui lavori di ripulitura dei campi sia per estirpare le erbe infestanti sia per selezionare le spighe scartando le spurie fra le quali il meliloto (treu), e l'oglio le cui cariossidi rendevano velenosa la farina.
Tra giugno e luglio, quando quando i fiori, cha tramutatisi dopo l'impollinazione in chicchi, dal colore verde scuro, mutano cotti dal sole  nel solare colore giallo oro ci si preparava alla mietitura e alla trebbiatura.  

Mietitura
I mietitori recatisi all'antu dopo molte miglia di cammino si preparavano al lavoro disponendosi nei campi. L'attrezzatura era semplice bastavano infatti una falce messoria a lama dentata con il manico in legno, un pettorale di olona che proteggeva il busto del contadino da eventuali tagli, un manicotto posto sul braccio e un ditale di canna a protezione del mignolo. 
Dietro ogni quattro coppie di mietitori, che costituivano una "chiurma", stava il "liatore" che aveva il compito di annodare i mannelli raccolti dai singoli mietitori e annodati provvisoriamente alla base con una spiga, il loro compito consisteva nel falciare le spighe raccoglierle e disporle il fasci provvisori,  con legacci più resistenti realizzati in fibre vegetali.  

Mietitura con la falce messoria

Trebbiatura
La trebbiatura consisteva in un complesso di operazioni che coinvolgevano, uomini, animali e lo stesso ambiente, scopo fondamentale era quello di separe ichicchi di grano dalla spighe.

Dopo la raccolta le spighe venivano trasportate e sparse nell'aia posta in un pianoro ventoso, dove coppie di muli battevano le spighe con gli zoccoli "cacciata".  

        
La cacciata                                         La spagliata                                   

"... Nella mancanza quasi universale di qualunque macchina, la trebbiatura si fa coi muli, che guidati dal contadino pestano correndo i covoni sparsi sull'aia. Per fare questo lavoro bisogna aspettare una giornata in cui tira vento. Il lavoro della trebbiatura sotto i raggi cocenti del sole siciliano è durissimo, e rovinoso per gli uomini e per le bestie…" (A. Battaglia)  

       

Crivi e Tridenti

Il grano dopo essere stato  spagliato con i tridenti e vagliato con i crivi   "… è venuto il gran momento della suddivisione sull'aia, il contadino può ritenersi fortunato se sopra venti salme  che abbia prodotte il suo campo, egli può riportane  a casa sua tre o quattro, e in massima parte di qualità inferiore…" .
Suddivise le parti si procedeva infine all'insaccatura dei chicchi di grano pronti per essere portati, nei granai dei latifondisti, ovvero conservato nei "cannizzi" familiari, cilindrici contenitori realizzati con canne intrecciate dove si conservava il grano necessario al fabbisogno della famiglia. Il grano veniva macinato o in casa con una piccola macina a mano detta  "mulineddu di petri", oppure veniva portato al mulino dove il mugnaio provvedeva a macinarlo. 

        

Cannizzi

La Trebbiatura moderna

Oggi le complesse mietitrebbiatrici con un ciclo continuo di fasi mietono il grano, lo trebbiano (liberano il seme dagli involucri), insaccano i semi e imballano la paglia.

In estate dopo la trebbiatura il paesaggio cerealicolo ancora di colore oro volge nelle tinte nerastre quando le restucce dopo essere state incendiate e carbonizzate si spengono.  

IL GRANO UN IMPEGNO CHE DURA TUTTO L'ANNO

 

 

Il ciclo del grano scandiva nel suo svolgersi durante l'anno la vita contadina creando nei lavoratori, ” …un anno di palpiti …. Se nel settembre non piove, se l’intemperie ritarda la seminagione, se il maggio è gelato, o troppo caldo, e queste variazioni avvengono di sovente per incostanza dell’atmosfera e dei venti nel centro del Mediterraneo…” 
Aristide Battaglia - L’evoluzione sociale in rapporto alla proprietà fondiaria in Sicilia.
Gli stati d’animo del contadino che seguiva con apprensione il ciclo biologico del grano sono confermati dai numerosi proverbi legati ai mesi dell’anno e da modi di dire che corrispondevano ad un sentimento provvidenziale ,"Simina primintiu, e lassa fari a Diu", o esperenziale tipo "Si lu ‘nvernu nun ‘nvirnia, si l’estati nun statia, nun\ va a versu la massaria"

 
 

Proverbi legati al ciclo 
del grano 

(IN DIALETTO SICILIANO)

 

Gennaio 



Febbraio 


Marzo  

Aprile 


Maggio 


Giugno  



Luglio 


Agosto  
 

Dicembre

 

Jnnaru siccu, burgisi riccu,. Jnnaro vagnato, burgisi cunsumatu.

L’acqui di frivaru jnchinu lu granaru.

Marzu  asciuttu, granu pri tutti.

Aprili quannu chianci e quannu riri.

Quannu maju è urtulanu, assai pagghia e picca granu.

Giugnu la fauci in pugnu. Acqua di giugnu consuma lu munnu.

Giugnettu, lu frumentu sutta lu lettu.

Austu è  riaustu è capu di ’mmernu. (15 Agosto)

Cu simina pri Santa Lucia (13 dicembre) nun porta furmentu pri la via 

 

"…L'anno agrario in Sicilia per tutta la terra a granicoltura corre dal I° settembre al 31 agosto, e l'immissione in possesso del nuovo affittuario, comincia difatti col I° settembre…"

 

La vita del mietitore e veramente grama

A testimonianza di quanto fosse grama e dura la vita dell'agricoltore, anche nelle cose che oggi a noi sembrano minori, si ricorda a mò di esempio un episodio avvenuto nel 1842, che diede luogo ad una querelle giuridica durata numerosi anni per il riconoscimento dei diritti civici, tra i proprietari dell'ex feudo Besi e alcuni contadini.

"… Il 18 maggio 1842 Ignazio Cutrera…Salvatore di Vincenzo…e Bernardo Cutrera, si recarono all'ex feudo Besi per il taglio della Disa (ampelodesmo) tanto necessaria agli agricoltori nostri per la legatura dei covoni. I campieri li mandarono via in malo modo e sequestrarono loro anche le falci. I malcapitati, ritornando in Corleone, si presentarono al sindaco D. Felice Favaloro…". I "malcapitati sembra che ottennero soddisfazione perché le autorità sentenziarono che "…al pro tempore sorge, ci vogliate e dobbiate eseguire, osservare,… ad quemcumque i privilegi concessi a detta città di lu Cunigliuni, che al presente stanno in uso…osservanza…et consuetudine…" (G. Colletto)

   
   
Scritto e Publicato per  Annuario "Duemiladue della Gulotta Editore Palermo

photo by Marcello Paternostro

 

 

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