"Monumenti" da  Conoscere

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I MULINI 

IDRAULICI (Sicilia)

 

Un tempo lungo i corsi dei fiumi della Sicilia erano in funzione numerosi mulini idraulici, scoprirli non è facile, i più risultano nascosti e abbandonati avvolti in una lussureggiante vegetazione.

Le ragioni della loro decadenza sotto, il profilo economico, sono state di vario ordine ma due risultano essere le principali: la nascita dei mulini elettrificati, che permettono di lavorare una maggiore quantità di grano e la mancanza dell'acqua il cui corso è stato deviato per soddisfare le esigenze idriche dei siti abitati.

 

> Mulino nei pressi di Roccamena  con accanto il cosiddetto ponte del del Diavolo del XIII sec. 

Le "Naiadi" sostituiscono le mani di donne e schiavi nell’arte molitoria

Nell'antichità per molire i cereali si usava l'energia umana prodotta dal lavoro degli schiavi e delle donne "..Figliola di Babilonia, non continuerai più a chiamarti Morbida e Delicata. Metti mano alle macine e macina la farina.." (Isaia 47,2) ma ben presto l'ingegno umano trovò il modo di   utilizzare l’energia prodotta dall'acqua.

 

> Interno del mulino Jato  > "Saia" di mulino  (Prizzi)

La forza dell'acqua, imbrigliata in numerosi meccanismi, le ruote idrauliche sono tra questi, sostituì la forza delle braccia umane per soppiantare il lavoro manuale.

Plinio, (I sec. d.C.), nei sui scritti testimonia, durante il tempo di Augusto Ottaviano (63 a.C. – 14 d.C.), la costruzione in Italia di numerosi mulini ad acqua che sfruttavano ruscelli e corsi d’acqua, che si sarebbero poi diffusi in tutto l’Impero. Tra il III-IV sec. d.C. vi erano tre tipi di mulino: mulino a mano (molae manuarie), mulino ad animale (molae iumentariae), mulino ad acqua (molae aquarie).

Ma è in epoca  medievale, come disquisiscono vari autori, a partire dal Bloch, che si svilupparono le condizioni per lo sfruttamento dell’energia idraulica per macinare i cereali. L’impianto di numerosi mulini idraulici in periodo medievale vedrà protagonisti gli ordini monastici, la nobiltà feudale, la classe dei mercanti.

Il passaggio dalle macine a pietra al mulino a rulli avvenne con all’invenzione della macchina a vapore, alimentata a carbone, e alla scoperta dell’elettricità tanto che oggi la stragrande maggioranza dei mulini è proprio a rulli.

Funzionamento dei mulini con il sistema idraulico  

> Esterno di un vecchio mulino

I mulini ad acqua erano posti a cascata lungo i corsi dei fiumi, qui giungevano i contadini con i muli carichi di grano che dovevano attendere a volte lunghe ore per il loro turno di macina, non era raro che facessero notte nell'attesa che il mugnaio consegnasse loro farina. Il mugnaio era colui che presiedeva al rito di trasformazione del prezioso cereale in farina, regolando sia la quantità di grano da molire, dipendente dal carico dell'acqua, sia della giusta pressione da dare alle macine per ottenere, in maniera empirica ma sapiente, la "giusta granulosità della farina che doveva essere né troppo fine né troppo "semulusa"

L'acqua convogliata, attraverso un canale in muratura detta zachia o Saia, accumulata e scaricata nella "botte di carico", che poteva raggiungere anche oltre dieci metri di altezza, raggiungeva il locale inferiore dell'apparato detto guarraffo dove  veniva indirizzata a forte pressione da una canaletta detta cannedda sulle pale della ruota orizzontale (rota a raggiera). Sotto la spinta dell'acqua, nel locale superiore dove alloggiava il vero e proprio apparato molitorio, attraverso un giuoco di ingranaggi, la macina soprana ruotante (rotore) su quella sottana fissa (statore) triturava la granaglia che veniva dai sacchi riversato nella tramoggia (trimoia) e convogliata nel foro centrale della mola soprana. Il grano man mano che veniva molito dalle macine, opportunamente scalpellate con opportuni incavi disposti a spirale favorivano la fuoriuscita della farina che veniva raccolta in un apposito accumulatore detta cascia.

> Macine di pietra di due diversi mulini nel partinicense

Le macine di pietra pur avendo speciali requisiti di durezza  porosità ed omogeneità di struttura, richiedevano continui lavori di scalpellamento, con apposite martelline, dei solchi che il troppo uso levigava. Per rimuovere le pesanti macine dalla loro sede si usava la mancina.

  > Mulino del partenicense

Il prezioso oro bianco è pronto, lavorato con acqua e sale, per essere trasformato da abili mani in dorata pasta, e dalla cottura dell'impasto lievitato in croccante pane.

 

Una descrizione poetica sull'uso del mulino idraulico ci perviene da Antipatro di Tessalonica, I sec a.C, che in un suo epigramma scrive “…Cerere ordina alle Naiadi di fare ciò che facevano le vostre mani: esse obbediscono, si slanciano fino alla sommità di una ruota e fanno girare un asse; l’asse per mezzo dei raggi che lo circondano fa girare con violenza le mole che aziona.…Impariamo a raccogliere senza fatica i frutti dei lavori di Demetra…”

 

> Mulino - località Scopello

 

> Mulino nei pressi di Prizzi

 

> Il guarraffo del mulino Jato

 

> Mulino Calatrasi sul fiume Belice

> Apparato molitorio

 

> Spaccato che mostra i due ambienti del mulino dove sono collocati, in alto l'apparato molitorio e sotto gli ingranaggi che mossi, dalla spinta del possente getto d'acqua proveniente dalla botte di carico., mettono  in movimento le macine.

> "Cannedda" da dove fuoriesce in pressione l'acqua indirizzata  sulle palette della ruota a raggiera.

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