IL FILO DELLA MEMORIA

Villarosa

HOME

Indietro

La famiglia Deodato

La Cappella
di San Calogero
  


“I ricordi sono parte essenziale della nostra vita e anche se con l’età, si affievoliscono e si offuscano, alcuni  rimangono, siano essi lieti o brutti,  particolarmente nitidi." (Pietro Deodato)

La mia famiglia, secondo il Mugnos e il Minutoli,  originaria di Orvieto  venne a trapiantarsi a Noto (Sicilia), intorno al 1429. 
Il primo fu un Roberto Deodato al quale nel corso dei secoli succedettero uomini illustri al servizio di Pietro II d’Aragona e dei suoi successori.
Intorno alla fine del ‘700 quando si scoprirono nel territorio di  Villarosa, allora di proprietà dei Notarbartolo duchi di Villarosa,  i giacimenti minerari di zolfo un mio bisnonno Calogero di professione notaio si trasferì lì divenendo in breve proprietario di numerosi feudi e miniere di zolfo.


La famiglia Deodato a Villarosa
..


C
alogero Deodato sposato con la nobildonna Caterina Milano ebbe da questa 4 figli. 
Il primo, Benedetto ricoprì  la carica di deputato del  parlamento nazionale al tempo del trasferimento della capitale da Torino a Firenze. Alla sua azione parlamentare si deve l’interessamento,tra l'IX^ e X^ legislatura, per la costruzione della stazione di Villarosa. "Sostenendo che Villarosa meritava di avere una stazione ferroviaria per l’attività solfifera del paese". 
La costruzione della stazione darà grande sviluppo al paese sia dal punto di vista economico che di  facilitazione allo spostamento dei cittadini del paese verso le grandi città siciliane;

> Il secondo, di nome Michele, barone di Pampinello e San Cataldo. Ottenne il titolo di barone di San Cataldo nel 1862. Questi si fece costruire una villa di fronte la stazione;

> Il terzo di nome Vincenzo proprietario terriero e miniere di zolfo la cui unica figlia sposò il Barone Impellizzeri di Sant’Alessio)

 > Il quarto di nome Pietro fu sindaco di Villarosa e consigliere provinciale. 
A lui si deve l’approvvigionamento idrico del comune nel 1884 adoperandosi attivamente affinché l’acqua della sorgente “gazzana” ubicata nel  territorio di “Calascibetta” venisse convogliata  a Villarosa per soddisfare i bisogni della popolazione che era costretta ad attingere l’acqua, con notevoli disagi, in diversi  pozzi del  circondario. 
Uomo fattivo si dedicava con spirito illuministico anche all’agricoltura partecipando con i suoi prodotti vini, oli, grano, ecc.  alle varie esposizioni che si tenevano nelle città di Catania e Palermo:
Fu membro della Storia Patria e dei vari circoli di cultura popolare e folcloristica assieme al genero Salvatore Salomone Marino. 
Durante il passaggio dei garibaldini in Sicilia accolse Garibaldi come liberatore della Sicilia assieme al cappellano frate Giovanni Pantaleo aggregatosi poi al seguito dei garibaldini.

...Prosografia della famiglia Deodato        

Pietro Deodato e  Lucrezia Brucato
Mio nonno, Pietro Deodato,  sposatosi con Lucrezia    Brucato  ebbe 12 figli  di  cui 5 maschi e 7 femmine.

          I 5 figli

  1. Calogero (Agronomo e proprietario di terreni). 
  2. Michele (colonnello medico) sposatosi con la Sig.ra Consoli il cui figlio Pierluigi ufficiale dell’esercito fu decorato con la Medaglia D’oro al Valor Militare per gli atti eroici compiuti in Africa orientale nella II^ guerra Mondiale con le truppe al seguito del Duca Amedeo D’Aosta). Il Comune di Palermo gli ha intitolato una Via per questo motivo.
  3. Vincenzo (avvocato) sposatosi con la Sig.ra Fazio (figlia di un'armatore navale di Catania) proprietario di miniere di zolfo
  4. Benedetto (notaio) mio padre 
  5. Pierantonio (proprietario terriero e di miniere di zolfo)

    Le 7 Figlie 
  6. Rosalia sposatasi con il Dott. Iacono Salvatore di Noto
  7. Caterina (sposata con il Sig. Giuseppe Brucato);
  8. Teresa  sposatasi con il Sig. Salvatore Salomone Marino Prof. all’università di Palermo, Ispettore Sanitario e studioso del folklore Siciliano.  Unitamente a  G. Pitrè riesumò la Storia della Baronessa di Carini
  9. Antonia sposatasi con il Sig. Mirone 
  10. Giuseppina  sposatasi con l’Avv.to Gerardo Di Martino Sottosegretario al Ministero
  11. Giovanna sposatasi con il Sig. Verderame Roberto proprietario di raffinerie di Zolfo e terreni nell'isola di Pantelleria
  12. Angelina sposatasi con il Cavaliere Michele Gravina Crujllas

    
   I 5 figli maschi di Pietro e Lucrezia da sinistra 
  Calogero - Michele- Vincenzo - Benedetto - Pierantonio



Villa Lucrezia.                             

  Benedetto Deodato

Benedetto, mio padre, anch’egli di professione notaio si interessò ad alcune opere pubbliche che apportarono benessere e benefici al paese. Ricoprì la carica di sindaco e successivamente, durante il periodo fascista, di  podestà  fino al 1934  anno della sua morte. Fece costruire la prima scuola elementare, impiantare la rete elettrica del paese nel 1932, ristrutturare la scalinata del cimitero,  costruire la pretura, e con il contributo richiesto al giornale di New York “il progresso italo americano”, il monumento ai caduti.
Mio padre,  fece costruire nel 1923 una villa limitrofa al paese che battezzò  “Lucrezia” come  la madre.

   
La villa in costruzione. In primo piano Benedetto Deodato


V
illa Lucrezia era la residenza estiva della mia famiglia, dove ho trascorso parte della mia giovinezza, e nella quale mio padre riceveva alte personalità della provincia. 
La villa, circondata da alberi  quali palme, cipressi, pini,  piante fiorifere come magnolie, dature arboree, hibiscus, roseti di ogni genere e svariati bulbi da fiore, aveva un ampio territorio esteso circa 13 ettari.


Cartolina con la Villa Lucrezia

Il  giardino, sullo stile degli orti botanici dell’800, era coltivato a vigneto,oliveto seminerio e svariati esemplari di agrumi quali: bergamotti, chinotti, cedri, aranci, limoni dolci, lumie e perfino cachi impiantati gia nell’800. 
La villa nel suo complesso era composta dalla residenza padronale su due livelli, una dependance, nella quale abitava il  giardiniere, e numerosi fabbricati quali stalle, magazzini, alveari, garage forno per il pane ecc..
Nel piano inferiore del fabbricato era ubicata la cantina al cui interno si trovava il palmento, per la pigiatura dell’uva, e numerose botti di vino.


La famiglia di Benedetto Deodato a Villa Lucrezia


Un'angolo di Villa Lucrezia

.........................................................................................


Murales - Stazione Ferroviaria di Villarosa


Ricostruzione di galleria a Villa Lucrezia 

      SPIGOLATURE                                  
La luce elettrica

La luce elettrica fu portata a Villarosa intorno al 1930 per interessamento di mio padre Benedetto Deodato allora sindaco. 
La luce dal vecchio impianto era ottenuta dall’acetilene sciolto in acqua (in una campana) il quale sviluppava un gas che era condotto con tubi di piombo ai lampadari fornendo una luce vivissima. 

La radio
La mia famiglia  possedeva una radio a valigetta, abbonamento n° 4 in tutta la provincia di Caltanissetta,   che funzionava con un accumulatore di energia che ogni settimana si  ricaricava, per gentile concessione, presso l’officina del mulino e pastificio dei fratelli Curione.



Panorama da villa Lucrezia

Villarosa, posta a 523 m s.l.m. sorge in una valle ai piedi del monte Giulfo a 18 Km da Enna.

La famiglia Notarbartolo, ottenuta nel 1757 la " Licentia populandi" edificò un casale nei propri feudi che venne chiamato "S. Giacomo di Bombinetto". 
Il toponimo del paese  cambiato provvisoriamente in 
" S. Giacomo di Villarosa" nel 1761 divenne definitivamente Villarosa in omaggio alla pittrice Rosa Ciotti che ebbe l’incarico di dare un volto urbanistico al paese.

Frate Pantaleo

La foto porta una dedica manoscritta : "Alla mia piccola amica di Villarosa Antonia Deodato 
Girgenti
1/4/1869  G. Pantaleo"

 

Monumento ai caduti

 

Scalinata

vedute di 
Villa Lucrezia

 

“don ciccio francese”

 "don ciccio"

La cura del giardino era affidata a un provetto giardiniere  “don ciccio francese”, ex dipendente del principe “Biscari di Catania”,   che provvedeva all’impianto e alla cura  delle più pregiate colture floreali oltre a occuparsi  dei vini e  dell’olio. 
I vini prodotti con la sapiente cura di don Ciccio erano così pregiati  che  vennero esposti nelle più importanti mostre di allora.

Don Ciccio, che fu il primo giardiniere ad usare il metodo della “scozzolatura” dei fichidindia a Villarosa, mi ricordo che impiantò a Villa Lucrezia  la coltura delle  fragole e dei  fragoloni che mio padre poi offriva  nei  mesi estivi,  condite con succo d’arancio, liquore e zucchero alle autorità più importanti di allora che venivano a fargli visita. 

 

Il tempo dei “pirriaturi” e dei "carusi"



La legge di allora, prima che lo stato divenisse proprietario del sottosuolo, stabiliva che il proprietario del terreno era anche proprietario del sottosuolo e quindi anche dei giacimenti minerari che vi si trovavano.
Era l’epoca dei proprietari che estraevano dalle viscere dei propri terreni lo zolfo che allora era una ricchezza economica per la Sicilia.
Era il tempo dei “pirriaturi” che erano piccoli appaltatori ai quali era concessa dai proprietari una zona di ricerche. 
La figura patetica che a loro si legava era il “carusu”, cioè il ragazzo proveniente da una famiglia povera che lo vendeva al minatore  divenendo una sua proprietà. La condizione del "caruso" era quello di uno "schiavo" perché costretto a lavorare in condizioni disagiate e con poco cibo che consisteva in un semplice tozzo di pane unico sostentamento per l'intera giornata.
Il lavoro del “caruso”  avveniva tra stretti cunicoli e ripide  scale ricavati nelle pareti della miniera, portando sulle spalle “u stirraturi” cesto di vimini  riempito dal minerale che il “pirriature” estraeva col piccone. 
Portato fuori il minerale questo veniva fuso nelle fornaci. Poi  veniva inviato, in forma di panetti, dette“balate”dal peso di circa kg. 70, alle raffinerie.
Il trasporto dalle miniere alla stazione di Villarosa che avveniva a dorso di mulo successivamente venne effettuato con i carretti.
Quando molti proprietari diedero in concessione le miniere alle società Sikelia questa costruì una piccola rete ferroviaria con  dei binari a “scartamento ridotto per far si che le “decauville”, vagoncini di ferro ribaltabili, arrivassero direttamente alla stazione ferroviaria di Villarosa.

         

sali su

© 2002  pietroales@tiscalinet.it